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Sei pronto a divorare tutti gli umani nei paraggi con la tua mostruosa famigliola? Scopriamo insieme il gioco da tavolo Monster Slaughter nella nostra recensione.

Una baita nel cuore della foresta. Cinque ragazzi votati più al divertimento che al buonsenso. Una tetra notte di plenilunio… È l’incipit di innumerevoli film horror di serie B che hanno affollato il panorama cinematografico degli anni ’80 e ’90, ma soprattutto è l’ambientazione di Monster Slaughter, gioco per 2-5 giocatori dai 14 anni in su e con durata stimata per partita fra i 45 e i 60 minuti. Creato da Henri Pym (no, non l’uomo formica) con illustrazioni di Édouard Guiton, è edito da Ankama Games e distribuito in Italia da 3 Emme Games.

Carletto, l’Uomo lupo, Frank e Dracula

Al contrario di molti altri titoli a tema horror, i ruoli in Monster Slaughter sono sovvertiti: saranno infatti i giocatori a impersonare i mostri che renderanno la tranquilla serata degli ignari festaioli in un vero incubo. Nel gioco sono presenti sette famiglie di mostri (lupi mannari, golem, vampiri, zombi, alieni, mummie e maniaci, ciascuna formata da padre, madre e figlio) per un totale di 21 miniature e altrettante carte. Nella confezione sono poi presenti le miniature e le carte dei cinque ragazzi e dei cinque “invitati a sorpresa”, un capanno degli attrezzi con cinque oggetti speciali e altre 65 carte per eventi, armi, bonus e trappole, e numerosi segnalini e gettoni utilizzabili nei vari scenari.

Menzione a parte merita la plancia di gioco, creata combinando la parte inferiore della scatola con muri e porte in cartoncino e quattro quadranti che rappresentano l’area di gioco esterna: sebbene l’idea sia indubbiamente originale e accattivante, la poca solidità delle porte e le continue sollecitazioni a cui è sottoposto il retro della scatola influiscono negativamente sulla durabilità degli stessi.

Arrivano i mostri

Lo scopo di Monster Slaughter è conquistare più punti possibile prima che la notte finisca o che tutti i malcapitati invitati alla festa siano stati massacrati. I mostri possono guadagnare punti in vari modi: attaccando le vittime, ottenendo così una “libbra di carne” per ogni ferita causata; indovinando l’ordine dei necrologi e quindi di morte dei ragazzi; o riuscendo a uccidere il proprio “pasto preferito”, ovvero la preda predestinata scelta a inizio partita.

All’inizio della partita, che si svolge nell’arco di nove round, le vittime si trovano all’interno della baita ma la loro posizione è ignota. I mostri devono quindi scoprire dove si trovano e studiare una strategia per eliminarli nell’ordine a loro più conveniente. Per farlo possono effettuare in ogni turno tante azioni quante indicate sulla propria carta (in genere due per i padri e le madri e tre per i figli, notoriamente iperattivi) scegliendo fra: muoversi da un quadrante all’altro dell’area esterna o fra le varie stanze del casolare; sbirciare da una finestra o da una porta all’interno della baita per individuare le loro prede; spaventare l’occupante di una stanza in modo da costringerlo a fuggire e nascondersi, rendendo più difficile la vita agli avversari; cercare una vittima nascosta in una stanza, ottenendo così anche oggetti e bonus o rischiando di finire in una trappola; sfondare una porta o una barricata; e attaccare una delle vittime.

Per le azioni di spaventare, cercare, sfondare una porta e attaccare è necessario lanciare il numero dei dadi indicato sulla carta del mostro (in genere due per i figli, tre per le madri e quattro per i padri, che sono più possenti). Nel caso dell’azione di combattimento, le vittime si difendono grazie a un potere unico e all’intervento degli altri giocatori, che possono mettersi a vicenda i bastoni fra le ruote fornendo ai ragazzi gli oggetti acquisiti con l’azione cercare (che, in alcuni casi, sono più efficaci contro determinate famiglie di mostri). Infine, anche i mostri possono godere di un potere speciale che varia da famiglia a famiglia.

Dopo che tutti i giocatori hanno terminato il proprio turno, il round termina, l’indicatore avanza di un’ora, e si rivela una carta evento i cui effetti durano per tutto il round successivo. A questo punto il gioco riprende, ma i mostri usati nel turno precedente sono inutilizzabili e tornano attivi solo alla fine del terzo e del sesto round, in modo che vengano obbligatoriamente utilizzati tutti e tre i componenti della famiglia.

Lupo ulilì, capanno ululà

La variabilità e la rigiocabilità sono garantite, oltre che dal buon numero di famiglie di mostri, anche dalla presenza di una decina di scenari (anzi, “sceneggiature”) che cambiano le carte in tavola introducendo elementi come l’incendio nella baita, i combattimenti fra mostri e persino una modalità cooperativa. Da segnalare anche la presenza dell’estensione Capanno degli attrezzi, una location esterna alla baita inaccessibile ai mostri in cui le vittime potranno rifugiarsi e trovare oggetti speciali con cui affrontare gli invasori. Infine, a dare un pizzico di pepe in più alle partite ci pensano i cosiddetti “invitati a sorpresa”, cinque personaggi dotati di fattezze che strizzano l’occhio ai protagonisti di celebri film e di poteri che costringeranno i giocatori a trovare metodi alternativi per vincere: anche loro possono essere uccisi, certo… ma non sarà così semplice!

Non aprite quella porta

Siamo davanti a un gioco in cui l’ambientazione domina sull’azione. A parte i numerosi easter egg presenti sulle carte, ogni regola e ogni fase è studiata per ricordare un cliché dei classici dell’orrore, dal personaggio di colore dotato di meno punti vita degli altri (e quindi quasi inevitabilmente destinato a morire per primo) alle vittime che tentano di nascondersi “rimescolando” la propria carta nel mazzo della stanza in cui si trovano. Inizialmente si ha la sensazione che il tempo a disposizione sia troppo poco, e serve qualche partita per riuscire a ottimizzare le proprie azioni studiando una strategia soddisfacente.

L’elemento aleatorio risulta un po’ troppo determinante per guadagnare punti, ma non tanto da rendere il gioco un semplice dice chucker: le carte bonus (giocabili in qualsiasi momento durante il proprio turno) e la possibilità di assegnare una sola carta oggetto alle vittime riescono infatti in molti casi a bilanciare la situazione. Diverso è il discorso per il sistema dell’ordine dei necrologi, vera anima tattica del gioco, che finisce per risultare quasi superfluo per via della sua poca incidenza sul punteggio finale: ferire le vittime o uccidere la propria preda predestinata risulta infatti molto più remunerativo, e a poco vale il fatto che l’ordine pronosticato valga anche per le vittime uccise dagli altri giocatori. Probabilmente un sistema a crescita progressiva (per es. 3, 5, 7 punti per 1, 2 o 3 vittime nel giusto ordine) avrebbe dato più senso alla cosa. Per quanto riguarda i materiali, le miniature sono di buona fattura e le altre componenti aggiungono spettacolarità a ogni partita, ma non giustificano un prezzo così elevato (specie, come già detto, per via della loro fragilità: l’aggiunta di porte in plastica e una protezione degli spigoli vivi avrebbe reso il tutto davvero eccellente).

Monster Slaughter è un gioco dalla tematica coinvolgente e che saprà catturare chi ama i classici del genere horror. È consigliato soprattutto ai giocatori più american, sia per via della presenza medio-forte di alea che per la forte prevalenza dell’ambientazione sulla strategia. Il regolamento è chiaro, seppure con qualche lacuna (colmata sul sito del produttore), e la rigiocabilità è buona. Il rapporto materiali-prezzo è inficiato dalla poca attenzione ai dettagli. Giocatelo mandando in sottofondo un medley di colonne sonore degli splatter della vostra infanzia e rimarrete piacevolmente soddisfatti.

  • PRO

  • Ambientazione azzeccata e ben integrata

  • Miniature e illustrazioni accattivanti

  • Buona varietà di scenari

  • CONTRO

  • Eccessiva aleatorietà, poca strategia

  • Materiali non eccelsi

  • Prezzo poco adeguato

Componenti
Gameplay
Apprendimento regole
Bilanciamento
Longevità
Media

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