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Giocare ai videogiochi potrebbe essere la principale causa di episodi di violenza… O forse sarebbe meglio informarsi, cari genitori?

Come spesso abbiamo visto in precedenza i videogiochi sono un fenomeno ormai radicato nella vita di tantissimi utenti, giocatori di ogni età e ceto sociale. Sono milioni le persone che accedono giornalmente al proprio PC, smartphone o console ed avviano quello che molti altri vedono come un potenziale pericolo. Di cosa parliamo? Dei “giochi elettronici violenti”.

Uno dei quesiti che da sempre aleggia dentro e fuori l’industria videoludica è se l’utilizzo di prodotti tendenzialmente violenti possa favorire lo sviluppo di aggressività nel consumatore. Sono tanti i ricercatori e le Università che nel corso degli anni si sono prodigate nel fare tesi e sperimentazioni a riguardo, e DIEbyDICE non è certo il portale giusto per sentenziare su risultati e studi, ma possiamo di certo dare qualche consiglio a chi, indicando la luna, guarda il dito.

Crediamo che il videogioco, così come altri medium, sia un’arma a doppio taglio. Ci permette di vedere con i nostri occhi i racconti e le fantasie che una volta risiedevano esclusivamente nei testi scritti oltre che plasmare con le nostre azioni eventi che potevamo vivere solo come spettatori passivi in TV o al cinema. Ma sia i libri che il cinema possono trattare temi scottanti, scomodi, violenti. E così anche i nostri amati/odiati videogiochi.
Ad aggravare la posizione di questi ultimi però l’utente si trova a mimare personalmente atti aggressivi e questo, su un minore o una persona instabile, può essere deleterio. La soluzione qual’è quindi? Interrompere la vendita di taluni titoli? Censurare parte dei giochi tagliando il contenuto scomodo?

No… secondo noi queste proposte non servirebbero a nulla se non ad uccidere la libertà di espressione che risiede in questo medium. Ma di chi è la colpa nel momento in cui un bambino, assuefatto dalle sparatorie del gioco compratogli dalla madre, prende la pistola dal comodino del padre e si reca a scuola? L’industria videoludica ha delle regole che i genitori a volte ignorano o non conoscono completamente, ci siamo quindi permessi di scrivere un articolo rivolto sopratutto a loro.

PEGI – Cos’è questo mostro?

I temuti videogiochi, prima di essere messi in vendita negli scaffali devono passare un controllo relativo ai contenuti, al fine di indicare una fascia di età adatta per l’utilizzo. Questo sistema di certificazione si chiama PEGI e si può facilmente riconoscere tramite un etichetta colorata dietro alla confezione, come quelle presenti nell’immagine seguente.

Questo elemento è molto utile per il genitore, che potrà capire se il gioco contempla elementi scomodi per la propria prole.
Il controllo PEGI viene applicato a tutti i giochi su disco e cartuccia per le console Microsoft, Sony e Nintendo e per la maggior parte dei giochi PC. Anche gli store digitali di Microsoft, Sony, Nintendo, Google ed Apple si avvalgono di simili metodi. Sito ufficiale PEGI dove vedere i vari significati delle icone.

Ci sono casi nei quali tale indicazione non è obbligatoria, ed avendo un costo per il produttore, non viene inserita. Esempi si trovano nelle piattaforme digitali su PC come Steam. A tal proposito il nostro invito è sicuramente di mantenere sotto controllo la libreria di giochi digitali che i vostri figli hanno nel prorio l’account, facilmente visibile dall’apposita sezione “I miei giochi”. Ricordiamo per altro che la maggior parte dei titoli presenti nella libreria sono stati acquistati con metodi difficilmente disponibili per un minore, come le carte di credito. Quindi, cari genitori, prima di accontentare i pianti del bimbo, date un’occhiata a cosa sta per acquistare o ancora meglio acquistatelo voi stessi. Informarsi è meglio, potrebbe anche essere un modo per entrare più in contatto con la vostra prole.

Mamma, ma lo hanno tutti i miei amici!

Si, siamo al corrente che gli amici abbiano un ruolo importante sulle scelte adolescenziali e non solo. I giochi ormai stanno diventando sempre più fonte di interazione virtuale tra vari ragazzi e il formarsi di comunità di amici che giocano assieme è all’ordine del giorno. Non avere il gioco del momento vorrebbe dire essere escluso da questa cerchia.

Per questo motivo, che è molto delicato, il nostro consiglio è quello di valutare bene il gioco in questione e l’impatto sociale che possa avere. Una censura totale a volte può essere deleteria ancor più di una parziale apertura. Da giocatori però ci sentiamo di dire che il tempo è un fattore da controllare, sempre. Alcuni giochi sono creativi, interessanti e aiutano a sviluppano varie capacità. Altri videogiochi rappresentano un puro svago leggero, alla stregua di un programma di Barbara D’Urso… come posso spiegarvelo… passare 4 ore consecutive a guardare la D’Urso potrebbe essere dannoso per i neuroni, mentre passare un pomeriggio in compagnia di Alberto Angela potrebbe favorire la sonnolenza ma di sicuro sarebbe molto interessante. Quindi, specialmente su alcuni titoli più delicati, è importante non esagerare con il tempo passato su di essi.
Se vostro figlio invece chiede di passare 48h su Age of Empire originale… diavolo se siete fortunati!

Conosci il tuo nemico e conosci te stesso

Una delle cose più fastidiose per un adulto è sentirsi inadeguato e superato su un determinato argomento. E’ scontato dire che il tema videogiochi sia una chimera per molti. Come accennato in precedenza, non sapere una beneamata mazza dell’hobby del proprio figlio o amico è un’arma a vostro sfavore. Poter condividere la propria passione, anche solo a livello di scambio di informazione e di racconti, è qualcosa che apre un mondo completamente nuovo nei rapporti interpersonali.

Il nostro invito quindi è di mettervi in gioco e provare ad avvicinarvi a questo mondo digitale e tanto amato dai giovani. Alla fine vi è andata anche bene, all’età vostra per fare questo a volte era necessario comprare della LSD mentre qui basta prendere un mouse in mano.
Da conoscitori dei videogiochi siamo sicuri che con un po di buona volontà finirete per scoprire qualcosa di interessante anche sulla base dei vostri gusti personali, e se non vorrà dire diventare giocatori, per lo meno avrete un argomento di conversazione in più. Se ad esempio vostro figlio si limitasse a saltellare qui e li su Fortnite potrebbe anche essere l’occasione per portarlo su titoli più sofisticati e stimolanti. Vi possiamo garantire che alcuni prodotti hanno uno spessore al pari delle produzioni cinematografiche (no… non Fortnite, mi dispiace).

Per concludere quindi speriamo che il nostro articolo possa finire anche solo per caso tra le mani di uno di quei cosiddetti adulti che giudica senza conoscere. Se volete essere dalla parte della ragione amici, e ve lo diciamo dal lato opposto della barricata, è bene approfondire un tema che in realtà non è poi così spaventoso. Come ogni cosa ha bisogno del giusto equilibrio e con il vostro impegno anche nel deserto, vedrete, potrà nascere un fiore. Giocate e divertitevi!

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