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Giocare ad un videogioco al day one che possa essere definito completo è diventata una scommessa, spesso persa in partenza. E’ colpa della Sindrome della farfalla. Scopriamo insieme cosè!

Ieri

Il giorno di uscita di un videogioco rappresenta storicamente un traguardo importantissimo. Quanti di noi, almeno una volta nella vita, si sono trovati nella spasmodica attesa di vedere il titolo prediletto finalmente sugli scaffali del proprio negozio di fiducia?

Se facciamo un passo indietro, o forse due, quando il mercato si basava sui supporti fisici, possiamo ricordare che un videogioco doveva rientrare obbligatoriamente nei formati floppy o CD-Rom e che, una volta raggiunti i negozi, non c’era margine di modifica. Il prodotto doveva funzionare.

L’unica possibilità di redenzione in caso di bug, glitch e simili era l’aggiornamento software attraverso le patch che oggi conosciamo molto bene. Ma come fare a distribuire l’ultimo update in un mondo che non aveva accesso ad internet se non attraverso la mitica e lentissima linea 56k?

A salvare baracca e burattini ci pensava l’edicolante di quartiere. Esatto, proprio quell’edicolante di cui forse oggi ci siamo dimenticati era una volta la fonte più accessibile per i principali update. Molti di voi ricorderanno le tante riviste del settore accompagnate da improbabili giochi omaggio e da CD contenenti patch, add-on e trailer dei videogiochi in voga. La soluzione migliore per chi produceva un nuovo videogioco rimaneva comunque far uscire un prodotto il più pulito possibile, evitando così di doversi affidare ad edicole e simili pur di correggere errori grossolani di programmazione.

Oggi

Torniamo di colpo ai giorni nostri: l’industria si basa da anni sul digital delivery e le veloci connessioni permettono di avere un software sempre aggiornato all’ultima versione ed univoco per tutti. Sembra essere tutto perfetto! Peccato che il cambiamento in questione abbia generato una malattia sempre più dilagante: La Sindrome della Farfalla.

Studi medici affermano che buona parte dei videogiochi vede la luce in una forma ancora embrionale, arrivando sui nostri computer a volte in condizioni di scarsa giocabilità. Spesso i produttori più scaltri avvisano l’utente inserendo degli acronimi tecnici (early access, greenlight, beta test, alpha test, open beta etc. Etc.) ad indicare “Hey ragazzo, stai attento perchè ancora un cantiere aperto”. La vera interpretazione di questi indicatori però non segue più una logica standard, ed anzi gli innumerevoli termini sono diventanti di significato molto nebuloso, a discrezione di come suoni meglio all’orecchio del consumatore.

In altri casi gli acronimi non vengono proprio considerati, buttando nel mercato idee anche interessanti ma in uno stato assai precoce. Questo metodo permette al produttore di applicare un prezzo di vendita pieno, che giochi dichiaratamente “ancora in lavorazione” non potrebbero permettersi…
Senza considerare poi i titoli ricchi di dlc, add-on, season pass e chi più ne ha ne metta.

La Sindrome della Farfalla

Ci troviamo quindi in un percorso ad ostacoli dove i videogiochi vengono immessi sul mercato troppo presto, anticipando le entrate economiche e tastando il reale interesse del pubblico a discapito della qualità. Ma arriviamo al punto: cos’è la Sindrome della Farfalla?

Abbiamo notato che, nonostante le svariate casistiche, tutto si può racchiudere in due categorie:

  • Bozzolo perenne: quei giochi che escono in anticipo e così rimangono fino alla loro fine.
  • Farfalla: quei giochi che escono in anticipo e riescono ad evolversi nel corso del tempo.

Del bozzolo perenne è inutile fare esempi, sono talmente tanti che è preferibile dimenticarli.
Sulla Farfalla invece c’è tanto da dire perchè parliamo di videogiochi con buone idee di base, un buon team alle spalle, ma una gestione iniziale pessima. La differenza però è che dopo uno o due anni avviene la rinascita: il titolo sboccia grazie al costante lavoro dei devs e prende il volo.

Guardiamo al caso del momento, ovvero No Man’s Sky. Un gioco con delle aspettative incredibili (create dagli stessi produttori) che alla sua uscita nel 2016 si è rivelato ben diverso da quanto raccontato. In pochi mesi era diventato il caso negativo dell’anno nonchè il meme per eccellenza. Ci sono voluti due anni di costante e silenzioso lavoro per arrivare alla svolta decisiva con l’update Next, che in poche ore ha fatto volare il titolo in cima alle classifiche Steam. Due anni di attesa dall’uscita.

Parliamo ora di For Honor, peculiare titolo pvp della Ubisoft uscito nel 2017 in uno stato a dir poco imbarazzante. Parliamoci chiaro, nonostante problemi di bilanciamento evidenti il concept era solido, ma la scelta assurda fu di assegnare alle partite pvp dei server p2p in assenza di server dedicati. Questo assegnava ad uno dei giocatori l’host della partita, a svantaggio di tutti gli altri. Stiamo scherzando?
A distanza di un anno invece sono state fatte pesanti modifiche al bilanciamento e sopratutto si sono introdotti server dedicati, trasformando il titolo in un ottimo e divertente gioco competitivo.

Vi porto un’ultimo esempio di farfalla, ovvero The Elder Scrolls Online. Il gioco in questione ha iniziato la sua vita con evidenti scelte sbagliate nelle meccaniche di base. Oggi, seguendo il suo primo anno di vita, dovrebbe essere morto e sepolto con un’utenza prossima allo zero. Il team di sviluppo invece si è rimboccato le maniche ed ha stravolto completamente la base del gioco, azzeccando finalmente le mosse e proseguendo su quella strada. Oggi è uno degli mmorpg più giocati del mondo.

Seguirà la stessa sorte anche Sea of Thieves? Ci auguriamo di si, visto il grande potenziale che ha ed il costante lavoro fatto per colmare le sue lacune.

Amici giocatori, la situazione attuale è questa. Ci domandiamo quindi che senso abbia comprare un gioco nel suo primo anno di vita piuttosto che attendere l’eventuale evoluzione della farfalla. E voi cosa ne pensate di questo trend sempre più in voga?

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