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E’ il più grande azzardo tecnologico degli anni ’90, il più stravagante progetto di Nintendo ed il più tremendo flop nella storia dei videogiochi. Sveliamo la storia del mitico Virtual Boy!

Ritorno al futuro

Oramai siamo circondati da visori per la realtà virtuale, sofisticati occhiali per al realtà aumentata, mascherine per cellulari che trasformano i nostri smartphone in caschi protonici… Insomma tutto il mercato si sposta giorno dopo giorno verso la simulazione virtuale vera e propria. E’ il futuro? E’ la chiave per il successo? Può darsi, ma nell’ombra si nasconde qualcuno, o qualcosa, che potremmo definire pioniere ed allo stesso tempo pecora nera della realtà virtuale. Parliamo del leggendario Virtual Boy!

Una nascita top secret

Siamo nel 1994, durante una calda giornata giapponese. Mentre in superficie il sole risplende e i “cicaloni” gracchiano, nei sotterranei del palazzo Nintendo di Kyoto c’è grande fermento per una delle creazioni più affascinanti ed abominevoli della storia videoludica. Sono tanti gli ingegneri a lavoro, giorno e notte come instancabili formiche, ma a capo di tutto troviamo il Sig. Gunpei Yokoi. Forse molti di voi non conosceranno questo personaggio, ma si da il caso che alcune delle più grandi opere prodotte dalla Nintendo siano scaturite dalla sua mente, primo fra tutti il Game Boy.

Dopo il colossale successo della storica console portatile il nostro amico Yokoi è alla costante ricerca di qualcosa di nuovo, che possa proiettare Nintendo verso vette tecnologiche inesplorate. Purtroppo, come Icaro ci insegna, avvicinarsi troppo al sole diventa pericoloso.

La corsa verso il sole

Facciamo un piccolo passo indietro e torniamo agli inizi degli anni ’90. Una mattina piovosa il telefono della direzione commerciale Nintendo inizia a squillare; a chiamare sono i ragazzi della società americana Reflection Technologies. Quest’azienda ha sviluppato un sistema stereoscopico che permette di simulare delle immagini tridimensionali. E’ l’occasione che Yokoi attendeva!

Ecco un prototipo del Virtual Boy (grazie a www.planetvb.com)

Nintendo ottiene subito i diritti esclusivi per il suo mercato, ed inizia in tutta fretta i lavori sul misterioso progetto VR-32. In questo stesso periodo Sony e Sega studiano alacremente per dare vita a ciò che sarà chiamato PlayStation e Saturn, ovvero le console da salotto più importanti di fine anni ’90. Ma la casa nipponica ha un asso nella manica avveneristico.

La tecnologia del futuro… nel passato

Torniamo al 1995, presso il Consumer Electronic Show. Siamo alla presentazione di quella creatura tanto misteriosa, chiamata fino ad allora con il nome in codice VR-32. Oggi il Sig. Yokoi presenta al mondo il Nintendo Virtual Boy, la sua più grande scommessa e la sua più grande rovina.
Il nostro amico Yokoi ha grande fiducia nel Virtual Boy, ma ritiene che l’attuale sistema non sia ancora pronto per il lancio. Purtroppo Nintendo non è dello stesso parere ed in più la concorrenza di Sony PlayStation e Sega Saturn è pressante. Mettiamoci anche che in cantiere c’è qualcosa di grosso chiamato Nintendo 64, sul quale tutti gli ingegneri devono concentrarsi, ed è facile capire il perché di tanta fretta.

Il Vitual Boy è una console da gioco completamente diversa dal solito grazie ad una forma simile agli attuali Oculus Rift e HTC Vive. Questa console viene indossata direttamente in testa, coprendo con le sue plastiche gli occhi del giocatore. Un complesso sistema di specchi oscillanti ed il lavoro sincronizzato di lenti e led permette di creare un effetto tridimensionale stereoscopico, ovvero una sorta di realtà virtuale. Lo stupore generale è altissimo ed il pubblico non riesce a capacitarsi di come questo attrezzo quasi alieno sia stato concepito, almeno fin quando non iniziano a provarlo. Il destino del VR-32 è infatti destinato ad entrare tristemente nella storia.

Una macchina senza tempo

Il risultato è tremendamente negativo. Le vendite sono bassissime, non riuscendo mai a superare le 800.000 copie contro i 118 milioni del Game Boy. Il riscontro del pubblico è talmente negativo da costringere Nintendo a togliere il Virtual Boy dalla produzione dopo neanche sei mesi dal lancio, cancellando l’uscita di oltre 30 giochi ed annullando la creazione delle nuove periferiche (come il cavo System Link per connettere due giocatori in multiplayer).

Una rara foto di Walter TheFons alle prese con un Virtual Boy a Tokyo

I motivi della rovina

  • Pubblicità: Durante la sua campagna mediatica il Virtual Boy venne pubblicizzato come una console portatile. Naturalmente, nonostante le dimensioni ridotte rispetto alla concorrenza, era assai difficile poterla usare in mobilità.
  • Rosso: al fine di risparmiare il consumo energetico ed ottimizzare le prestazioni venne scelto di usare uno schermo monocromatico rosso, colore che rendeva meglio l’effetto tridimensionale anche se di base i giochi erano su fondali 2D. Potrete immaginare la reazione del pubblico.
  • Giochi: nella sua breve vita il Virtual Boy non ricevette la giusta attenzione neanche dai partner, costringendo Nintendo a produrre in casa la maggior parte dei videogiochi previsti. Il totale dei videogiochi supportati fu di 22 titoli, sviluppati principalmente su base 2D.
  • Che male!: purtroppo il nuovissimo sistema stereoscopico aveva il grande difetto di creare disturbi durante le sessioni di utilizzo più lunghe. Parliamo di fastidio visivo e nausea che naturalmente scoraggiarono i genitori a comprare il Virtual Boy per i propri figli.

Naturalmente tutto questo non passa inosservato negli uffici di Kyoto ed il ragazzo d’oro Gunpei Yokoi decide di andarsene dall’azienda, sbattendo la porta e lasciando ai posteri quanto necessario per completare il Game Boy Pocket. Purtroppo nel 1997 Yokoi perderà la vita in un incidente stradale, portando con se la storia del Progetto VR-32, che sarà ricordato come il più visionario flop nella storia dei videogiochi ed unica macchia nera nella sua brillante carriera.
Oggi il Virtual Boy è diventato oggetto di culto per gli appassionati e grande pezzo per tutti i collezzionisti, come dire che il tempo premia sempre i temerari!

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